05/06/2026 – “Non ha tentato di fermarlo, ma di aggredirlo e sopraffarlo”. È in questa frase pronunciata in aula dalla pubblico ministero Sara Polino che la procura di Lucca riassume il senso dell’accusa contro Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare viareggina di 65 anni imputata per l’omicidio di Noureddine Mezgui, il 52enne marocchino travolto e ucciso con un suv nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024 nel quartiere Darsena di Viareggio. Per la donna la pm ha chiesto la condanna all’ergastolo davanti alla Corte d’Assise di Lucca. Secondo l’accusa, Dal Pino non avrebbe agito per paura o per istinto, ma con una precisa “volontà omicidiaria”, trasformando l’inseguimento dell’uomo che poco prima le aveva rubato la borsa in una spedizione punitiva.
L’italiano medio forcaiolo è una creatura moralmente curiosa: vuole il sangue quando il ladro è povero, ma diventa garantista quando il ladro in giacca e cravatta evade il fisco, siede in Parlamento o fattura alle Cayman.
È quello che vorrebbe assolvere la donna che, dopo il furto della borsa, ha inseguito il rapinatore e lo ha ammazzato brutalmente passandogli sopra più volte con l’auto. Per lui, questa donna non è un’assassina: è “una che ha fatto bene”. Una specie di eroina 4WD. La Santa Patrona della Vendetta Privata, canonizzata dal tribunale supremo del bar, della rabbia e dell’analfabetismo giuridico.
Una borsa, nella testa del mediocre italiota, vale più di una vita, ma solo se quella vita appartiene al tipo umano giusto: povero, marginale, disperato, meglio se straniero. Allora sì, si può schiacciare, annientare e cancellare tra gli applausi della folla.
Poi però lo stesso cittadino indignato vota politici ladri. Ma non una volta, li vota due, li vota tre perché lo rappresentano. Li vede indagati, imputati, condannati, prescritti, riciclati, e continua a portarli in trionfo come se la fedina penale lurida fosse un dettaglio trascurabile. Questo perché vorrebbe stare al loro posto. Perché rubare e truffare senza mettere il coltello alla gola di una persona, ti assolve e ti fa percepire come un dritto che ha fottuto il sistema. Peccato che “sistema” ci siano dentro anche le persone oneste.
Quindi davanti all’imprenditore che evade milioni, paga in nero, sfrutta, truffa lo Stato, sottrae soldi alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici e poi se ne sta impunito su una spiaggia di qualche paradiso fiscale, l’italiano medio non vede un criminale ma vede “uno sveglio”, uno che “ha capito come funziona”, uno da ammirare con una pacca sulla spalla, non da condannare.
Questa è la giustizia secondo l’italiano medio: forca per il poveraccio, mojito per il furbo.
Pena capitale sommaria per chi ruba una borsa, condono per chi ruba un ospedale pezzo per pezzo.
Galera eterna per il ladro di strada, applausi per il ladro elegante che vi sfila il futuro mentre vi racconta che il problema sono “gli stranieri”.
Ma perché, allora, per una volta facciamo sul serio e non applichiamo la legge del taglione a tutti quanti? Se il furto merita la condanna a morte sommaria, allora pena capitale anche per l’evasore fiscale, per il politico ladro, per il truffatore, per l’imprenditore che ruba con il commercialista invece che con il coltello. Pena capitale per il cittadino “perbene” che campa di nero, furbizie, fatture fantasma e morale da bancarella. Pena capitale per chi timbra il cartellino del posto di lavoro e poi va a fare la spesa.
Vi piace ancora?
O la ferocia si sgonfia appena la lama smette di puntare verso il disperato e comincia a girarsi verso il proprio conto corrente?
La verità è che molti forcaioli non odiano il crimine: odiano il criminale povero.
Non vogliono giustizia ma la gerarchia. Vogliono punire chi sta sotto e perdonare chi sta sopra. Vogliono la legge come manganello, non come principio di equità.
Il problema non è solo l’assassina che qualcuno vorrebbe assolvere.
Il problema è l’imbecille che la applaude.
Un Paese incatenato alla propria mediocrità, alla propria vigliaccheria, alla propria ipocrisia di provincia: feroce con gli ultimi, servile con i potenti, indulgente con i furbi, spietato con chi non conta niente.