L’IMPERO IN LUSSEMBURGO E LE TASCHE VUOTE DELLO STATO: SE IL DEPUTATO PIÙ RICCO D’ITALIA BLINDA I MILIONI ALL’ESTERO

Mentre il Paese affonda nella crisi e i cittadini fanno i conti con l’inflazione, il re delle cliniche e dei giornali Antonio Angelucci mantiene il primato dei redditi alla Camera. Ma il cuore del suo patrimonio miliardario batte al sicuro nei paradisi fiscali del Nord Europa, lontano dal fisco italiano.

Un paradosso tutto italiano si consuma da anni tra i banchi di Montecitorio. Da una parte ci sono i cittadini comuni, stretti nella morsa di scadenze fiscali, salari stagnanti e una povertà dilagante che morde ampie fette della popolazione. Dall’altra c’è chi, pur sedendo in Parlamento con il compito istituzionale di fare il bene del Paese, sceglie di proteggere le proprie immense fortune oltre i confini nazionali. È il caso emblematico di Antonio Angelucci, deputato della Lega, editore e re indiscusso della sanità privata laziale e pugliese.
Nelle classifiche ufficiali della Camera dei Deputati, Angelucci svetta regolarmente come il parlamentare più ricco d’Italia, con dichiarazioni dei redditi personali che superano svariati milioni di euro all’anno. Eppure, questa cifra spaventosa per qualunque cittadino comune è solo la punta dell’iceberg di un impero economico gigantesco, i cui veri motori finanziari non si trovano in Italia, ma sono schermati in Lussemburgo.
La cassaforte lussemburghese: come svuotare il patrimonio reale
Il meccanismo, per quanto formalmente legale sotto il profilo del diritto societario internazionale, solleva un gigantesco interrogativo etico. Alla Camera dei Deputati, Angelucci non risulta intestatario diretto dei suoi beni più preziosi: non possiede a proprio nome le decine di cliniche private del Gruppo San Raffaele, né i palazzi di pregio o i quotidiani nazionali che controlla (tra cui Libero, Il Giornale e Il Tempo).
Tutto questo immenso apparato industriale fa capo alla Holding Three (storicamente nota come Tree SA), una cassaforte societaria con sede in Lussemburgo, blindata con un patrimonio stimato in centinaia di milioni di euro. Questa holding estera controlla a cascata le sub-holding italiane, le quali a loro volta gestiscono le attività operative sul territorio. Il risultato? I profitti generati in Italia – spesso alimentati da generosi fondi pubblici e convenzioni sanitarie regionali – finiscono per essere convogliati e protetti in un regime fiscale agevolato, riducendo drasticamente il contributo fiscale diretto che il gruppo industriale dovrebbe versare all’erario italiano.
Schiaffo alla miseria e assenteismo record
Mentre la sanità pubblica italiana soffre di tagli drammatici, liste d’attesa infinite e pronto soccorso al collasso, il Gruppo San Raffaele di Angelucci prospera sulla sanità privata convenzionata. Risulta quindi doppiamente stridente il contrasto tra i profitti miliardari generati grazie ai soldi dei contribuenti italiani e la scelta di allocare la holding di controllo in Lussemburgo, privando lo Stato di preziose risorse fiscali che potrebbero finanziare i servizi pubblici per i più deboli.
A completare un quadro già opaco si aggiunge il rendimento politico del deputato. Angelucci detiene infatti un altro primato indiscutibile: è il parlamentare più assenteista della Repubblica, con un tasso di assenze vicino al 99% nelle votazioni in aula. Una presenza fantasma a Montecitorio che non gli impedisce però di mantenere lo status, l’immunità e le prerogative legati alla carica istituzionale.
Il “caso Angelucci” diventa così il simbolo di una politica distante anni luce dalla realtà sociale del Paese: un sistema in cui i super-ricchi accumulano capitali grazie alle risorse pubbliche italiane, scelgono i paradisi fiscali europei per proteggere i propri asset e, nel frattempo, voltano le spalle a un’Italia dove la povertà continua a crescere “alla faccia” di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese.