Lo sfregio alla Costituzione come strategia di marketing: la democrazia sotto scacco del movimento di Vannacci

Oggi, per esistere nello spazio pubblico, sembra non basti più proporre soluzioni: bisogna shocckare. Assistiamo a un fenomeno politico tanto inedito quanto pericoloso: la nascita di movimenti e cartelli elettorali che, pur di conquistare una fetta di visibilità e strappare consensi mediatici, non esitano a calpestare i principi cardine della nostra Carta Costituzionale. L’ultimo caso emblematico è l’appello firmato da centinaia di giuristi, insegnanti e intellettuali contro il programma politico di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale. Una mobilitazione nata non da una semplice divergenza ideologica, ma dall’evidenza scientifica e giuridica di proposte che sconfinano apertamente nell’illegalità costituzionale.

Il cortocircuito della provocazione: quando l’illegalità diventa un brand

Il cuore della questione non risiede solo nel merito delle singole proposte – che spaziano dal divieto di aborto alla censura televisiva sui temi LGBTQIA+, fino alla reintroduzione di moduli di militarizzazione scolastica – ma nella strategia sistemica che vi è dietro. I neo-movimenti hanno compreso che la provocazione istituzionale è il carburante perfetto per l’algoritmo dei social network e per i talk show.

Più la proposta è estrema, più solleverà polemiche; più solleverà polemiche, più il leader di turno potrà posizionarsi come “vittima del sistema” o “paladino del politicamente scorretto”. Si tratta di un vero e proprio marketing politico sulla pelle delle istituzioni. Il problema sorge quando questa strategia smette di essere una boutade elettorale e si traduce in un programma scritto che teorizza uno “Stato etico”, un modello esplicitamente rigettato dai padri costituenti nel 1948 dopo la tragica esperienza del fascismo.

L’evidenza negata: la Costituzione non è un’opinione

Ciò che lascia disorientati è la sfrontatezza con cui si persegue questa strada nonostante l’evidenza dei fatti. La nostra Costituzione non è un testo interpretabile a piacimento fino a snaturarne l’essenza.

  • Quando si propongono “quote azzurre” e corsie preferenziali nei concorsi pubblici basate sul numero di figli, si sta violando frontalmente l’Articolo 3 (uguaglianza dei cittadini) e l’Articolo 97 (imparzialità della Pubblica Amministrazione).
  • Quando si teorizza la censura mediatica o la limitazione di diritti civili già acquisiti, si impatta contro l’Articolo 21 (libertà di pensiero) e l’Articolo 2 (diritti inviolabili dell’uomo).

I promotori di queste tesi negano l’evidenza, liquidando i richiami dei costituzionalisti come “fisse della sinistra” o “furore ideologico dei dotti”. Ma il diritto non ha colore politico. Persino i centri studi interni a queste stesse galassie politiche hanno dovuto ammettere, in alcuni dossier, il rischio di derive da “polizia morale”. Eppure, la retorica della provocazione non si ferma.

Il pericolo dell’assuefazione e il ruolo dell’opinione pubblica

Il vero rischio per la tenuta democratica non è tanto la realizzabilità di questi programmi – che verrebbero inevitabilmente stracciati dalla Corte Costituzionale al primo tentativo di conversione in legge – quanto l’effetto di assuefazione che generano nell’opinione pubblica.

Spostando continuamente il limite di ciò che è “accettabile” dire e proporre in politica, si normalizza l’idea che la Costituzione sia un vecchio ferro vecchio intralciante, anziché il perimetro invalicabile della nostra convivenza civile. Se passa il messaggio che le leggi fondamentali dello Stato si possono ignorare pur di fare propaganda, si mina alla base il patto sociale.

L’appello degli insegnanti e dei giuristi al Quirinale non è un atto di censura contro il dissenso, ma un disperato anticorpo democratico. Difendere la Costituzione significa comprendere che la libertà di espressione garantisce il diritto di avere qualsiasi idea politica, ma non il diritto di smantellare l’architettura democratica che quella stessa libertà garantisce. È tempo che l’opinione pubblica si svegli e impari a distinguere la legittima proposta politica dallo sciacallaggio istituzionale.