01/04/2015 – La battaglia durissima che il M5S ha fatto per non far eleggere Violante alla Corte Costituzionale? Quella battaglia la vincemmo e al suo posto venne eletta con i voti del M5S la professoressa Sciarra. La Sciarra è stata la RELATRICE della storica sentenza della Consulta che ieri ha bocciato parte della legge Fornero.
“Avevamo ragione noi. Il blocco della rivalutazione delle pensioni voluto dalla Fornero era profondamente ingiusto e perfino incostituzionale. Ora è bene sanare questa ingiustizia perché i pensionati meritano di vedere tutelata la propria pensione, così come abbiamo sempre sostenuto fin dal governo Monti”. Così il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, commenta la sentenza della Corte costituzionale sul blocco della perequazione automatica delle pensioni prevista dalla legge “Salva Italia”.
Una misura decisa dal governo Monti, sull’onda dell’emergenza, che ha assicurato allo Stato un risparmio di spesa di almeno 3,1 miliardi l’anno a regime. Nel dettaglio, si prevedeva che l’adeguamento all’inflazione (rispettivamente del 2,7 per cento per il primo anno e del 3 per cento per il secondo) fosse riconosciuto solo ai trattamenti non superiori a tre volte il trattamento minimo (quindi non superiori a 1.400 euro mensili lorde dell’epoca).
I giudici costituzionali (la sentenza è stata redatta da Silvana Sciarra), rispondevano alla Corte dei Conti ed al tribunale di Palermo, a seguito dell’azione di un pensionato rappresentato dagli avvocati Riccardo Troiano e Alessia Ciranna dello studio Orrick. Pronunciandosi, hanno in sostanza stabilito che lo Stato può applicare in modo limitato la rivalutazione dei trattamenti pensionistici, ma lo deve fare secondo seguendo alcuni criteri e bilanciando le esigenze dei conti pubblici con quelli dei pensionati. Gli interventi non devono essere ripetuti nel tempo, devono essere ragionevoli ed adeguatamente motivati. La Corte aveva già dato un avvertimento in questo senso con precedenti sentenze: le norme contenute nel cosiddetto decreto salva-Italia sono invece “incisive”, toccando gli interi trattamenti al di sopra della soglia (non solo le relative fasce di reddito) e non appaiono nemmeno sufficientemente motivati: si parla genericamente di “contingente situazione finanziaria”.
In questo modo secondo la Corte vengono violati gli articoli 36 e 38 della Costituzione, in materia di proporzionalità e adeguatezza dei trattamenti. Toccherà ora al governo decidere in che forme ed in che tempi provvedere al rimborso degli aumenti non erogati ed al proporzionale incremento delle pensioni anche per gli anni futuri. Già fino ad oggi, includendo 2 miliardi circa per il 2012 e poi oltre 9 per i tre anni trascorsi si arriva ad un conto di oltre 10 miliardi. FONTE