L’OMBRA DI WIKILEAKS SUL BRASILE: ASSANGE ROMPE IL SILENZIO E BLINDA LULA AL BALLOTTAGGIO CONTRO I BOLSONARO

A poche ore dal decisivo ballottaggio presidenziale in Brasile, Julian Assange irrompe direttamente nella campagna elettorale, schierandosi apertamente al fianco del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Con un durissimo messaggio pubblico diffuso su X, il fondatore di WikiLeaks ha trasformato la sfida tra Lula e il candidato della destra Flávio Bolsonaro in un manifesto geopolitico.

Nel suo intervento, Assange ha messo a nudo i legami personali e le profonde divergenze strategiche che separano i due contendenti alla leadership del colosso sudamericano.

Il post di fuoco: «Lula ha lottato per me, i Bolsonaro sottomessi all’estero»

Il fulcro dell’attacco di Assange ruota attorno ai 1.901 giorni trascorsi in isolamento per aver rivelato i segreti di Stato e lo spionaggio internazionale degli Stati Uniti, operazioni che avevano preso di mira lo stesso Brasile. Assange ha tracciato una linea netta tra chi lo ha sostenuto e chi lo ha ignorato:

  • Il debito di gratitudine verso Lula: Assange ha ricordato come il leader della sinistra si sia speso con fermezza per la sua scarcerazione sia quando era fuori dal potere, sia una volta tornato alla presidenza, giungendo a discutere del caso persino con Papa Francesco. «Lula è stato gentile con i miei figli e non ha chiesto nulla in cambio», ha rimarcato il giornalista australiano.
  • L’affondo contro la destra: La critica verso l’ex presidente Jair Bolsonaro e il figlio Flávio, sfidante diretto di Lula al ballottaggio, è stata netta. Assange li ha accusati di assoluta indifferenza: «Non hanno fatto nulla e non hanno detto nulla».

L’accusa geopolitica: «Senza sovranità non c’è politica interna»

L’argomentazione di Assange non si limita alla solidarietà personale, ma tocca la corda dell’indipendenza nazionale del Brasile. Il fondatore di WikiLeaks ha concluso con un monito per gli elettori brasiliani, affermando che «senza la capacità di dire no a Washington e Tel Aviv, non può esistere una politica interna, solo istruzioni dall’estero».

Queste parole richiamano la linea diplomatica che ha caratterizzato l’ultimo mandato di Lula, spesso contraria all’allineamento automatico con le potenze occidentali. L’endorsement si inserisce in un clima di massima polarizzazione per il Paese, portando il tema della sovranità internazionale al centro dell’urna elettorale.

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